ABITARE, APPARTENERE E RICORDARE

/ABITARE, APPARTENERE E RICORDARE
Ogni grande immagine semplice è rivelatrice di uno stato d’animo.
La casa, ancor più del paesaggio, è “uno stato d’animo”, anche riprodotta nel suo aspetto esterno, essa rivela un’intimità…
(Gaston Bachelard, La poetica dello spazio, 1957)

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Abitare produce paesaggi.

Abitare produce paesaggi. Gli stili di vita, le attività economiche, le consuetudini, le tradizioni ed i rituali, le mentalità, i sistemi di valori imprimono sul territorio le loro forme in movimento. L’appartenenza ad un territorio e ai suoi paesaggi non si misura solo nelle attività che vi si svolgono, né in ciò che si dà come immediatamente visibile. Il percorso attraverso i racconti dell’appartenere e dell’abitare il territorio fiesolano segue diverse voci, legate e collegate dal senso di appartenenza e dalla volontà di ricordare insieme.

Appartenere è ricordare, fare storia, abitare il tempo

In questo percorso di voci, suoni ed immagini, le persone sono riunite in un grande racconto comune, in quanto abitanti e ospiti del territorio: racconto di racconti dell’abitare a Fiesole.Attraverso le narrazioni è possibile cogliere il confronto ed incontro tra tempi della storia locale e della Storia, le memorie condivise e divise. Le narrazioni disegnano le forme dell’abitare un luogo, una lingua, un ambiente naturale: una storia formata da tante storie. I paesaggi di appartenenza trasmettono gli strati di memoria che abitano l’immaginario locale: Montececeri e Borgunto degli scalpellini, il teatro romano degli etruschi, le case coloniche della mezzadria, le gualchiere dell’Arte della Lana, la casa del popolo di piazza Garibaldi, il caffè Falli, le ville degli inglesi, le tracce della guerra, i segni dell’abbandono, le abitazioni private trasformate in fondazioni, i conventi, le Università…Narrando questi luoghi si esprime l’appartenenza al territorio: laboratorio artigiano in cui iscrivere e riconoscere il percorso di ciascuno come parte di comunità di memoria e paesaggio, in una durata condivisa.

Questa l’è una casa di molto antica, fatta nel 1400 da quelli dell’Arte della Lana, e trasformata tante volte: prima c’è stato il frantoio per fare l’olio, c’è ancora le macine qui sotto… poi c’è stato il contadino, poi c’è stato la fattoria, poi le tinaie, poi questo, poi quello… l’hanno rigirata per tutti i versi via via che gli ha fatto comodo… l’era così…
(Silvana Boni, Intervista, 2011)