Project Description

Dai ricordi di Paolo Tellini – calzolaio, pittore e scultore – si ripercorrono luoghi che segnano la storia della città di Fiesole: tradizioni artigianali, vicende collettive, momenti di vita vissuta che si legano a luoghi emblematici e rappresentativi.

1) La casa del Tellini
“Io son nato il 25 settembre nel 1939, ho 72 anni, son sempre stato in questa casa, dall’epoca della mi’ mamma, dei miei nonni, dei miei zii… l’ha un secolo questa casa… l’hanno rifatto però… ora morta la mi’ mamma son rimasto io, sono aiutato dalle USL, poi mi sono messo a fare pitture, sculture… tutte queste cose qui…”

La casa di Paolo Tellini è una piccola e umile abitazione situata a ridosso delle mura del Teatro Romano di Fiesole, in via Giovanni Dupré, a pochi passi dal Museo Bandini, giusto dietro la cattedrale.

Non avendo rintracciato documenti che ne attestano la costruzione, dalle testimonianze raccolte è lecito supporre che la casa sia stata costruita nella prima metà del 900, di proprietà del comune di Fiesole, adibita a magazzino ed abitazione di impiegati comunali.

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2) Casa Marchini e la lavorazione della paglia 
“….La mi’ mamma faceva la paglia sì, la mi mamma la faceva, la ci aveva un ago torto, la comprava la paglia a faceva le borse di paglia. (…)… a quell’epoca c’era i banchi in piazza, ora un c’è rimasto più nulla, c’era i banchi della paglia, degli occhiali, i banchi delle borse… li hanno levati tutti… Andava lì dove c’è il campanile lì, sotto lì, vendeva paglia, occhiali, faceva tutto da sé, si metteva lì e i forestieri passavano e li compravano… faceva i ciuchini, i cavallini in paglia, e li vendea”

La manifattura della paglia ha inizio a Fiesole intorno al 1828, ad opera della famiglia di imprenditori Pellucci, che hanno l’intuizione di dirottare sul territorio una lavorazione allora praticata in Svizzera, per la quale le campagne toscane fornivano la materia prima.In realtà erano stati proprio i toscani ad insegnare l’arte della paglia ai mercenari svizzeri,
giunti nel Trecento a Firenze al seguito del Sire di Coucy, per poi perderne la conoscenza fino alla metà del Settecento, quando si sviluppano nella piana fiorentina, da Lastra a Signa a Campi, importanti centri per la confezione di cappelli in paglia.

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3) L’albergo Aurora e la guerra
“….Io quando c’era la guerra, nel 49, ero piccino, me ne ricordo della guerra, ero in questa casa qui. Poi di qui ci portonno in seminario perché qui bombardavano… ci portonno in seminario là, qui in piazza, dove c’è i preti… dove c’è quella casa grande, con tutte le finestre, ci portonno lì quando c’era i tedeschi, io mi affacciai in piazza e vidi i tedeschi coi mitra in piazza puntati… poi ammazzonno tre carabinieri… all’Aurora, gli fecero far una buca a poi gli sparonno, lì all’Aurora dove c’è il bar, c’era gli alberi e la terra, ora è asfaltato, gli sparonno e li ammozzonno, eran tra carabinieri giovani…”

L’Albergo “Villa Aurora” deve il suo nome alla copia dell’affresco che campeggiava un tempo sul muro esterno della terrazza panoramica, raffigurante l’Aurora di Guido Reni.

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4) Il cimitero monumentale di Fiesole
“…mio babbo faceva il becchino. (ride) Sotterrava i morti. Poi dopo successe che finì il fascio, prima era con il fascio, poi dopo lo mandarono via dal lavoro, dopo vent’anni in comune, al tempo del fascio, entronno i comunisti e lo mandonno via dal lavoro… vedrai gli strapparono il libretto di lavoro, allora lo presero e lo misero a i’ cimitero a sotterra’ i morti!…”

La costruzione del primo nucleo del Cimitero pubblico di Fiesole, sul versante Nord del colle di San Francesco, risale al 1792, in seguito alla dismissione della destinazione a camposanto della Cattedrale di San Romolo e dell’antica chiesa di S.Alessandro, per questioni di salute pubblica

L’aspetto odierno del cimitero è però il risultato di successivi ampliamenti, il più importante dei quali fu realizzato tra il 1876 e il 1880 su progetto di Michelangelo Maiorfi, a quell’epoca architetto capo del Comune di Fiesole (carica che ricoprì per circa trent’anni, realizzando altri importanti lavori nel centro storico).

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5) Primo Conti e la Fondazione
“….Poi ho conosciuto il Conti, Primo Conti, ora è morto, conoscevo la su’ moglie, conoscevo il Conti, anche lui la su’ moglie la passava, faceva la mi’ mamma segno come dire che un c’era da mangiare, se un s’aveva da mangiare e lo portava lei…eran gente bona…”

Primo Conti arriva a Fiesole negli anni Quaranta. E’ già un artista affermato, un uomo sposato, e padre di due figlie. Per poter acquistare la villa fiesolana di cui si è innamorato, vende i dipinti più preziosi della sua collezione, tra cui una tela dell’amico De Chirico, alcuni disegni di Rosai, e uno schizzo attribuito a Renoir. “La casa apparteneva a gente piovuta dal nord che se ne voleva sbarazzare e mi concesse di fare il contratto quando fossi stato sicuro di potervi accendere sopra un’ipoteca” .

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INFO ITINERARIO DURATA: 6 Ore | DIFFICOLTA’: Media | TAPPE: 5

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