Valle del Mugnone. Dove il tempo cammina.

INFO ITINERARIO – DURATA: 3 Ore | DIFFICOLTA’: Bassa | TAPPE: 5

Un tempo ricco d’acqua e quindi di prosperità, il territorio di Montereggi fu presto riconosciuto come strategico per il commercio. I Romani ne sfruttarono le sorgenti costruendo un acquedotto che servì il territorio fiesolano per secoli. Nel XV secolo i Medici potenziarono l’opera, unificando le fonti e convogliando l’acqua verso Firenze. Nel 1643 fu eretta la Torre del Maglio, sede della pompa idraulica cittadina, poi demolita nel 1878 durante i lavori urbanistici di Poggi.

L’acquedotto mediceo rimase attivo fino al XIX secolo: le sorgenti erano così abbondanti da alimentare Firenze e numerosi mulini lungo la valle del Mugnone, prima di confluire nella cisterna del Calderaio. In origine i mulini erano nove, poi cinque nel 1870: strutture a tre piani, con ruote e ingranaggi in basso, macine al centro e l’abitazione del mugnaio sopra. Il loro declino iniziò nel 1872, quando il Comune di Firenze acquisì l’acquedotto sottraendo acqua alle attività molitorie. L’ultimo mulino, alla Querciola, chiuse nel 1920. Oggi restano solo ruderi ed elementi inglobati in edifici moderni, segni silenziosi di un passato in cui acqua e ingegno umano plasmarono il territorio. Lo stesso territorio che offre oggi le sue formidabili risorse favorendo coltivazioni di prodotti ortofrutticoli di altissima qualità.

Per questo motivo lungo il percorso incontriamo alcune aziende agricole di eccellenza che fanno parte del Distretto Biologico di Fiesole.

Questo itinerario è stato realizzato in collaborazione con il Distretto Biologico di Fiesole, grazie al Bando per le Associazioni del territorio promosso dal Comune di Fiesole.

Qui di seguito vi proponiamo le interviste ai responsabili delle tre aziende agricole che si incontrano nell'itinerario:

Azienda Agricola Bencini Sandra, Villa di Campolungo, Fattoria Il Leccio.

Le tappe dell'itinerario

Se abbandoniamo la via Faentina poco più avanti della Casa del popolo che vediamo a sinistra venendo da Firenze, imbocchiamo via delle Caldine. Qui, dopo pochi metri, ci possiamo imbattere in una antica costruzione rurale risalente al XIX secolo, in tempi moderni abitata e posseduta dalla famiglia Passigli che l’ha mantenuta per quattro generazioni.

L’edificio è stato ricavato da una antica casa da signore del 1400 di proprietà dei Popoleschi e, nel’500, dei Rucellai e dei Giuntini. Il complesso della villa e podere è stata trasformata oggi in moderna fattoria/agriturismo: la Fattoria Il Leccio.

Proseguendo nel nostro cammino, in località “Molino nuovo” troviamo il così detto “casone”. Tale denominazione indica una villa costruita nel XV secolo da Bertoldo Orsini all’interno di un grande podere di origini tardo medioevali. Qui nel 1643 fu combattuta una cruenta battaglia fra le truppe medicee e quelle pontificie.
Nel XVIII secolo la villa appartenne ai granduchi di Toscana che nel periodo lorenese la affittarono ad abitanti del luogo.
Successivamente la costruzione ha assunto il ruolo di caserma e poi è servita come rifugio per i terremotati. Subì gravi danni durante la Seconda Guerra mondiale e venne ricostruita. Oggi si presenta in tutta la sua imponenza.
Il luogo viene denominato “molino nuovo” proprio per la presenza di un mulino costruito dopo altri già esistenti da tempo.

Inerpicandosi ulteriormente per Via delle Molina, prendendo la Via Rimolle si attraversa il piccolo borgo settecentesco che, pur avendo subito molti restauri, ha mantenuto le proprie caratteristiche.
Da notare un arco che unisce una di queste case ad un tabernacolo posto sul muro, all’altro lato della strada. Qui si trova anche una fonte.

Proseguendo per via delle Molina, ci imbattiamo in una caratteristica abitazione rurale dalle mura in pietra, con archi ampi, un tempo utili al rimessaggio dei carri utilizzati per l’agricoltura.
Lo splendido casale è adagiato in un ambiente verdeggiante e fresco che rilassa il corpo e la mente.

Oggi il luogo è sede dell’Azienda Agricola Bencini.

 

Continuiamo ancora puntando verso l’Olmo e in breve raggiungiamo la nostra ultima tappa: Villa di Campolungo.
La fattoria è semicelata da un fitto boschetto contenuto dal muro di cinta. Attualmente l’edificio appare come una costruzione ottocentesca poiché nel tempo ha subito molteplici restauri, ma in realtà si tratta di una antica casa da signore che nel 1427 apparteneva a Bernardo di Lorenzo Cresci.Nel’500 passò alla famiglia Fantoni, poi agli Archi e infine, nell’’800, ai Barlow.

Oggi nella Villa si producono prodotti biologici a cura dell’omonima azienda.