Luoghi, vicende, ricordi legati all’ultima guerra.
INFO ITINERARIO – DURATA: 6 Ore | DIFFICOLTA’: Media | TAPPE: 7
Le tappe dell'itinerario
1) Iniziamo il percorso da Piazza Mino

Dalla parte opposta della piazza rispetto alla Cattedrale di Fiesole si trova l’Hotel Aurora – monumento ad un periodo buio dell’occupazione tedesca.
Nell’estate del 1944, i partigiani di Fiesole combatterono vicino a San Clemente, uccidendo un soldato tedesco. La politica tedesca in questi casi, nelle zone di occupazione, era quella di uccidere dieci uomini innocenti per ogni perdita tedesca. Così, rastrellarono 10 fiesolani e li rinchiusero qui, presso l’Hotel Aurora. Invece di giustiziare immediatamente i prigionieri, i tedeschi decisero di tenerli in ostaggio come deterrente per ogni ulteriore attività partigiana. Tuttavia, i nazisti avrebbero presto deciso di fare un uso più produttivo dei loro ostaggi.
Attraversate Piazza Mino dall’Hotel Aurora e percorrete la strada sul lato destro della cattedrale. Al termine di questo breve tragitto si trova il sito archeologico del Teatro Romano. Entrate nel sito archeologico. Tenete a mente che l’orario di apertura varia a seconda del mese, ma in genere è aperto dalla tarda mattinata al pomeriggio o alla prima serata. C’è un biglietto di 5-7 euro se si vuole entrare nel sito. Senza pagare l’ammissione potete sbirciare dalla zona d’ingresso o dal caffè, ma la vista è certamente abbastanza limitata da queste posizioni.
2) La notte del 11 Agosto 1944

Sostando nel Teatro Romano, siamo immersi nella Storia antica di Fiesole. Tuttavia il nostro interesse è rivolto alla notte dell’11 agosto 1944.
Fu in questa notte che tre Carabinieri fiesolani, segretamente membri di una brigata partigiana affiliata al Partito d’Azione, andarono a nascondersi dai tedeschi tra le rovine. Le colline di Fiesole durante l’estate del 1944 avrebbero visto molte scene come questa: gruppi di partigiani nascosti, in attesa del momento opportuno per iniziare la successiva azione. La mattina seguente, i tre uomini vennero a conoscenza di un ultimatum tedesco che li avrebbe fatti riemergere da questo storico rifugio. O la città consegnava i Carabinieri nascosti, o tutti gli ostaggi dell’Hotel Aurora sarebbero stati giustiziati. I tedeschi, a ragione, sospettavano che i Carabinieri fossero i partigiani della Battaglia di San Clemente. Questa doveva essere la severa vendetta.
La tappa successiva è il monumento che commemora il sacrificio di questi tre coraggiosi Fiesolani. Per raggiungerla, salite a piedi lungo la strada che porta al Monastero di San Francesco. Uscite dal sito archeologico e tornate a piedi fino a Piazza Mino. Girate a destra e proseguite a piedi lungo il lato della cattedrale. Prendete la strada davanti a voi in salita seguendo le indicazioni per San Francesco. Salite per circa 5 minuti e troverete sulla sinistra il Parco della Rimembranza.
3) Monumento ai Carabinieri, martiri di Fiesole

Quando arrivate al Parco della Rimembranza, trovate il grande monumento in bronzo fuso realizzato dallo scultore Marcello Guasti nel 1964 e dedicato ai tre carabinieri di Fiesole: Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti.
Il monumento è posto sulle pendici della collina di Fiesole che si affaccia sulla valle. I Carabinieri toscani erano ben noti per la loro partecipazione alla resistenza armata. Anche quando ai Carabinieri fu ordinato di andare a Nord con i tedeschi in ritirata, quasi tutti rifiutarono e si unirono alle brigate partigiane armate in collina, o si nascosero. Tuttavia, l’eroismo di questi tre ufficiali è straordinario. La mattina del 12 agosto 1944, i tre uomini si presentarono spontaneamente ai tedeschi per salvare i dieci innocenti prigionieri presso l’Hotel Aurora. Alle 22:30 di quella notte, furono fucilati nel giardino dell’Hotel. I dieci ostaggi furono liberati tre settimane più tardi. Il monumento è posto a ricordo del loro sacrificio, per aver rinunciato alla propria vita così che altri potessero essere liberi.
4) Ricordo di Bruno Giugni, partigiano

Incassata nel muro dietro il monumento ai tre agenti di polizia, la targa dedicata a Bruno Giugni ricorda un partigiano caduto durante la Resistenza. La targa fu spostata dalla sua iniziale collocazione sul muro di una villa al Salviatino, perché più volte vandalizzata.
Originario di Firenze e combattente esperto, partecipò alle iniziative partigiane volte a indebolire la difesa tedesca durante la battaglia di Firenze. Il 22 agosto 1944, la sua pattuglia inaspettatamente venne in contatto con i paracadutisti tedeschi provenienti dal vicino borgo di Maiano e si scontrò con loro. Durante la ritirata dei suoi compagni, Giugni rimase a coprirli mentre trasportavano in salvo i feriti. Ha pagato con la sua vita per questo atto altruistico. Come tanti altri morti della Resistenza, Giugni tragicamente perì solo pochi giorni prima della liberazione di Fiesole.
Sostando davanti alla scultura, sulla destra è possibile vedere le targhe commemorative che riportano i nomi di ogni uomo, donna e bambino fiesolano morti in questa guerra. Come in molte città in Italia, la Seconda guerra mondiale ha avuto un terribile effetto sulle piccole comunità. Tuttavia, il monumento e il parco trasmettono anche un certo senso di ottimismo. Da notare come l’intero spazio guarda a sud verso la valle dell’Arno, da dove gli alleati si avvicinarono nella loro missione per liberare tutta Italia. Nonostante i sacrifici, i Fiesolani ricordano questa speranza di libertà che ha alimentato la loro resistenza.
Ora, tornate giù dalla collina da cui siete venuti. Quando arrivate in Piazza Mino, svoltate a destra e proseguite a piedi lungo il marciapiede. Dopo circa 100 metri, si raggiunge via Vecchia Fiesolana. Proseguite su questa strada ripida per circa 5 minuti fino a raggiungere un tornante. Sostate all’ombra del grande albero e giratevi verso la collina.
5) Villa Medici e Villa Le Balze

Le colline di Fiesole erano posizioni strategiche sia per la Resistenza, sia per gli occupanti tedeschi. Su entrambi i lati rispetto a dove vi trovate ci sono due ville.
Sulla destra si trova la Villa Medici, un tempo dimora della famosa famiglia dei Medici. Quando iniziò l’occupazione di Firenze, dopo l’armistizio del 1943, molti fiorentini fuggirono a Fiesole per nascondersi ed evitare l’arresto, la deportazione, o peggio da parte dei tedeschi. I proprietari di Villa Medici in segreto accolsero molti fiorentini che avevano bisogno di aiuto. Il destino ha voluto che, proprio accanto, presso l’edificio sulla sinistra, conosciuto come Villa Le Balze, i tedeschi avessero posto un posto di comando. Considerata la vista panoramica, era certamente un luogo strategico. Prendetevi un momento per scendere lungo il tornante fino alla panchina di pietra per ammirare il panorama. Da qui, i comandanti della Wehrmacht avrebbero potuto controllare la valle sottostante e guardare gli Alleati avanzare lentamente verso nord.
Quando siete pronti, tornate indietro sulla via Vecchia Fiesolana fino a Piazza Mino. Circa 50 metri prima di entrare nuovamente nella piazza, guardate alla vostra sinistra e notate un cancello con l’indicazione “Villa San Girolamo”.
Questa strada privata è l’ingresso di Villa San Girolamo. Un convento fino al 2005, la Villa è famosa per essere stata l’ambientazione del romanzo di Michael Ondaatje, Il paziente inglese, e dell’omonimo film. San Girolamo è stato, in effetti , un ospedale di guerra utilizzato dagli alleati dopo la liberazione di Fiesole. La Villa rappresenta l’ennesimo esempio del forte coinvolgimento della città nella guerra.
Tornate indietro fino a piazza Mino.
6) Lungo le antiche mura etrusche

Una volta tornati in piazza Mino, la nostra ultima tappa sarà un belvedere sulla frazione di Caldine. Anche in questo caso, dirigersi verso il Teatro Romano.
Questa volta si prende la strada che corre a sinistra dell’ingresso del sito archeologico, via Giovanni Dupré. Proseguite sulla strada oltre una fermata dell’autobus e un parcheggio, che trovate sulla sinistra. Continuate sul tornante fino a che la strada diventa via Primo Conti. Camminate per circa 100 metri e trovate un buon posto dove sostare lungo le antiche mura etrusche. Da qui, guardate oltre il tabernacolo e l’alta pianta sempreverde.
Questo affaccio offre viste panoramiche sul paesaggio circostante. L’ampio Comune di Fiesole in realtà abbraccia la maggior parte di ciò che potete vedere davanti a voi. Guardate il paese giù nella valle dritto davanti a voi. Potrebbe essere nascosto dietro il tabernacolo o l’alta pianta sempreverde. In questa città di Caldine, una lapide commemora la morte di due partigiani: Franco Vannini e Numitore Assilli.
Vannini, nativo del posto, morto nella battaglia di Cetica, a circa 50 chilometri ad est di Firenze. Conosciuto come Sergente, Franco era un ex soldato dell’esercito italiano che rifiutò l’ordine tedesco di arruolarsi nel nuovo esercito italo-germanico del governo fantoccio di Mussolini istituito al Nord. Scelse invece di unirsi ai partigiani. Nella tarda primavera del 1944, la sua brigata partigiana fu attaccata dai tedeschi e dai fascisti. Le forze di occupazione, costringendo le donne e i bambini a far loro da scudo umano, riuscirono ad avanzare dentro le postazioni partigiane e a sopraffarle. Al momento della morte, aveva 23 anni.
Assilli era nato a Scarperia nel 1925 e si era trasferito a Caldine con la famiglia nel ’33. A 18 anni, nel 1943, si arruolò nell’Arma dei Carabinieri. Dopo l’8 settembre 1943 si unì alla Brigata Caiani. Fu ucciso nella battaglia dei Tre pini in località Montebeni.
Per approfondire le vicende della storia partigiana a Fiesole, rimandiamo al volume Nella notte ci guidano le stelle di Piero Rogai, per tanti anni Presidente ANPI Fiesole (Libri Liberi, Firenze, 2015).
Prendetevi un momento a questo punto per comprendere la grande contraddizione che questo paesaggio presenta allo spettatore. Qui, in un luogo così rinomato per la sua bellezza, esiste una storia di violenza, di lotta e di resistenza che lasciò una comunità nel caos. È nella bellezza e nella tragedia di queste colline che si trovano alcune delle storie più importanti nella creazione dei moderni valori nazionali dell’Italia. Quando siete pronti, tornate a Piazza Mino per la strada da cui siete venuti. Da qui il bus numero 7 va Firenze ogni 15-20 minuti. Possono anche essere chiamati i taxi dal parcheggio dedicato nella piazza.
7) Extra: Caldine

Coloro che desiderano vedere di persona la lapide, possono richiedere informazioni su come raggiungere il luogo in bus recandosi all’Ufficio Turistico di via Portigiani 3, accanto al Teatro Romano o consultare il sito di Autolinee Toscane.
La lapide è ben visibile sulla facciata accanto alla porta d’ingresso della Scuola d’infanzia di Caldine in via Faentina 287. È possibile raggiungere a piedi questo sito, anche se non è consigliato.
Gran parte della passeggiata di 5 km avviene sulla Via Faentina, che è una strada trafficata a due corsie di solito senza marciapiede. Tuttavia, il percorso è molto scenografico. Partendo da piazza Mino, dirigetevi giù da via Vecchia Fiesolana, svoltate a destra in Via Fontelucente, immettetevi su Via delle Palazzine, e poi su Via Faentina. Camminate per 3 km lungo via Faentina, passate sotto il ponte della ferrovia e dopo poco sulla sinistra trovate la Scuola.



