Alla scoperta dei tabernacoli di Fiesole

INFO ITINERARIO – DURATA: 6 Ore | DIFFICOLTA’: Media | TAPPE: 6

 

Il cuore di Fiesole e il percorso dei tabernacoli Esiste un modo particolare e piacevole per apprezzare il singolare “cuore “di Fiesole un tempo totalmente brullo, inondato dal sole d’estate e spazzato da venti forti e frequenti d’inverno e oggi verdissimo e fresco. Lo si può idealmente abbracciare percorrendo un tragitto che snodandosi in una forma circolare, ritrova antichi riferimenti che un tempo sancivano l’importanza del luogo e di chi vi risiedeva. Si tratta dei tabernacoli che si propongono numerosi nel nostro territorio.

Origine e funzione dei tabernacoli I tabernacoli sono dei manufatti che possiamo ritrovare sulle facciate delle case, all’ingresso delle ville, oppure agli incroci delle strade, che sicuramente rappresentano il segno di una devozione proiettata anche all’esterno dei luoghi tradizionalmente legati al culto come chiese, basiliche, cappelle. Alcuni di questi tabernacoli sono molto antichi, altri recenti. A quando risale l’inizio della loro produzione? Non vi sono date certe, ma le origini sono remote, tanto da doverci spingere oltre l’era cristiana. Sappiamo invece con certezza che la produzione di queste opere termina intorno alla fine del XX secolo. Lo scopo di queste particolari costruzioni, se principalmente è dovuto ad un invito alla preghiera cammin facendo, riguarda anche l’espressione tangibile di una richiesta di protezione divina su edifici pubblici e privati. I tabernacoli sono stati utilizzati inoltre come “stazioni” durante la “via crucis”; talvolta li ritroviamo altresì in luoghi ove può essere avvenuto un fatto importante, quasi sempre di natura religiosa, a memoria dello stesso.

Radici antiche e usi cristiani Eppure l’origine dei tabernacoli non è propriamente cristiana. Al tempo degli Antichi Romani per tabernaculum si intendeva una sorta di tenda o baracca di legno a forma di capanna, posta nel campo di battaglia e nella quale ogni soldato poteva andare ad invocare il proprio dio. Anche gli Ebrei avevano il loro tabernacolo, all’interno del quale conservavano l’Arca dell’Alleanza per trasportarla quando si mettevano in viaggio. Questa pratica durò fino alla costruzione del tempio di Salomone. Pertanto, in senso lato, potremmo assimilare il tabernacolo ad un rifugio, un luogo protetto, un riparo dall’indiscrezione e dalle possibili aggressioni. I Cristiani utilizzarono questo tipo di manufatto per inserirvi immagini sacre, soprattutto Madonne, come dimostra il fatto che i tabernacoli presero la denominazione di vergini.

Le rogazioni e l’eredità storica Ma il tabernacolo ha avuto anche un’altra funzione importante per la vita religiosa di tutti i Cristiani compresi i Fiesolani: essere utilizzati per le cosiddette ROGAZIONI. Si trattava di processioni che si tenevano in primavera, prima dell’Ascensione, per tre volte la settimana, nei giorni dispari e il giorno stesso della ricorrenza. Ogni giorno si sceglieva di dirigersi verso un punto cardinale diverso e seguendo la direzione, ci si fermava a ogni tabernacolo incontrato e lì si recitavano le preghiere; veniva anche impartita la benedizione, con il prete che pronunciava formule diverse a seconda del punto cardinale verso cui si rivolgeva.

Le formule erano le seguenti: Libera nos Levante: a fulgore et tempestate. Ponente: a flagello et terremoto Mezzogiorno: a peste fame et bello Settentrione: ut fructus terrae dare et conservare digneris Ogni volta i fedeli rispondevano: libera nos Dominae Per finire con: Te rogamus audi nos

Questa pratica religiosa è andata avanti fino alla metà del ‘900.

Per concludere possiamo affermare che i tabernacoli sono opere d’arte estremamente importanti per descrivere l’identità del nostro territorio sia testimoniandone le usanze popolari nel corso dei secoli, sia perché ci danno la cifra della enorme quantità di famiglie potenti che si sono insediate nel comprensorio fiesolano soprattutto a partire dal XVIII secolo. Infine testimoniano il potere forte della Chiesa che con insediamenti di molteplici ordini, ha fatto del nostro paese un suo baluardo per molti secoli.

Le tappe dell'itinerario

Saliamo da Firenze prendendo la via del Salviatino oppure, se si preferisce, partiamo da Ponte a Mensola e percorriamo via Benedetto da Maiano.
Il tabernacolo che si trova in via Benedetto da Maiano, all’angolo fra via delle Cave e via del Salviatino, rappresenta l’Annunciazione. Le sue origini risalgono al XV secolo. Esso raffigurava una Madonna in trono con bambino. L’originale fu distrutto durante la Seconda guerra mondiale, così noi oggi ne ammiriamo la copia non più sottoforma di affresco, ma in terracotta. L’opera fu ricostruita a cura della famiglia di Ugo Ojetti (1871-1946, scrittore, giornalista, critico d’arte) nel 1955 e l’esecuzione fu affidata allo scultore Antonio Berti.
Da qui, alzando lo sguardo, si percepisce tutta l’imponenza del comprensorio del Monte Ceceri che ci sovrasta.

Seguendo sulla sinistra la strada che conduce a Fiesole, si arriva all’imbocco con la via di Doccia. Percorrendo una breve salita, si incontra un delicato bassorilievo bianco che rappresenta la Madonna col Bambino, inserita all’interno di un tabernacolo dalla cornice in pietra. Esso fu incastonato nel muro di cinta della Villa San Michele, oggi lussuoso hotel, ma già convento dei Francescani fino al 1808, anno dell’esproprio da parte del governo francese che lo cedette a privati. Questo manufatto aveva la duplice funzione di testimoniare la potenza dell’ordine religioso e di segnare l’inizio di un percorso che conduceva e tutt’ora conduce alle cave.
Da qui, infatti, si può raggiungere il sito estrattivo in breve tempo, inerpicandosi su per una salita accidentata e ripida.

Si arriva così a una zona pianeggiante che conduce a un bivio: sulla destra la strada risale fino al piazzale Leonardo da Vinci. Qui il grande scienziato mise in atto il proprio esperimento sul volo. Questa strada conduce ad altre cave e mette in evidenza le interessanti stratificazioni della roccia che un tempo gli scalpellini utilizzavano in maniera diversa secondo la densità e la durezza che presentavano. Se invece proseguiamo tenendo la sinistra, un vialetto piano e dritto, ci conduce al tabernacolo relativo al muro di cinta della Villa San Michele. Oggi all’interno dell’edicola si trova una Madonna di terracotta invetriata, ma nella Guida della città di Fiesole di Demostene Macciò del 1869, si legge che una volta vi era una tavola di stile robbiano rappresentante la Vergine ai piedi della croce con in grembo il figlio morto, fra San Francesco e San Michele Arcangelo.

Continuando sulla via del Pelagaccio, in località “Borgunto”, si ridiscende fino alla strada principale. Da qui, voltando a destra, si raggiunge una strada sterrata senza sfondo denominata via di Baccano. La strada, che delimita l’area delle cave a nord, conduce a un ulteriore tabernacolo che fu eretto a testimonianza della potenza della famiglia Rinuccini padrona dal XV al XIX secolo di molte case e molti terreni in zona. Si tratta del Tabernacolo di Sant’Antonio, la cui figura affrescata è ancora parzialmente visibile. Il manufatto è particolarmente interessante perché ai suoi piedi si trova una ricca sorgente d’acqua.

Voltando le spalle alla singolare edicola dedicata a Sant’Antonio, si riprende la via principale a sinistra per ritornare verso Borgunto.
Una volta giunti all’imbocco dell’agglomerato di case, sulla sinistra troviamo uno slargo dal quale si inerpica verso Sant’Apollinare una strada ripida, costituita in gran parte da larghi gradoni. Si tratta di via Medici, all’inizio della quale troviamo la così detta Fonte sotterra, costruzione di origine etrusca. Si tratta di una cavità scavata nella roccia e nella quale confluiscono le acque provenienti dai rilievi di Sant’Apollinare e di Montececeri.
Nel tempo ha avuto utilizzi diversi: da riserva per dissetarsi, a frigorifero naturale, a rifugio antiaereo durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel XVII secolo si pensò di consacrare alla Vergine Maria un luogo che si credeva fosse legato a culti pagani, pertanto fu posto un piccolo tabernacolo, di cui oggi rimane la struttura priva dell’immagine sacra.

Attraverso la via delle Cannelle, In breve si raggiunge la Piazzetta del Ghirlandaio, la cui denominazione deriva dal grande tabernacolo che si staglia sulla facciata di un’abitazione affacciata sulla piazzetta stessa.
Fu costruito intorno alla prima metà del 1500 da Andrea di Noferi de’ Romoli e dipinto da Rodolfo Bigordi detto il Ghirlandaio. Vi è rappresentata una Madonna in trono con Bambino circondata da alcuni santi le cui figure sono oggi quasi completamente sbiadite. La cornice è completamente scolpita nella pietra, forse attribuibile ad Andrea di Pietro di Marco Ferrucci di Fiesole.
Il tabernacolo venne completamente restaurato grazie a una donazione dell’americano Currier nel 1930. Ciò è infatti documentato da una lapide apposta alla base della costruzione stessa. Tale intervento fu oggetto di contestazione da parte del governo fascista che non condivideva il fatto che uno straniero fosse celebrato come benefattore di un restauro di un’opera italiana.
A questo punto non resta che chiudere il nostro ideale abbraccio al generoso cuore di pietra della città di Fiesole, riprendendo il cammino lungo la via Fra Giovanni Angelico. In breve, ritorneremo al nostro punto di partenza, là, dove la via di Doccia immette alle cave di Maiano.