SAPERI, PRATICHE E LAVORO

/SAPERI, PRATICHE E LAVORO

In uno stesso paesaggio insistono uomini e animali con storie diverse, mondi della vita diversi. È il paesaggio toscano di Giotto e di Fattori, paesaggio curato come un giardino, secondo l’immagine che ne diede Emilio Sereni a partire dalla ‘lettura’ del “Buon governo” di Ambrogio Lorenzetti. Negli anni intorno al 1960 è stato come se questo paesaggio si rifiutasse di prender atto che i contadini mezzadri che l’avevano curato palmo a palmo per secoli se ne stessero andando via per sempre, come se questo paesaggio richiamasse, per riprender le fila di un mito, nuovi abitatori che ne avessero cura, nuovi pastori…

(Pietro Clemente, 2014)

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Artigiani di paesaggi

Vivere in un territorio, utilizzarne le risorse e praticarne gli spazi trasforma l’ambiente naturale in paesaggio.   Il paesaggio è opera collettiva, prodotto d’innumerevoli scelte e gesti che determinano il suo divenire nel tempo. Le attività artigianali, i saperi della terra e della natura, le attività commerciali e produttive, le conoscenze locali sono patrimonio culturale di un territorio e matrice dei suoi paesaggi.  Un repertorio locale di gesti e pratiche trasmette la diversità biologica, culturale e paesaggistica, collegandole tra loro. La natura-paesaggio è frutto di attente selezioni, risultato di un processo di adattamento permanente tra attività umane e ambiente naturale.

Estetiche e poetiche locali sono legate alle pratiche, alle conoscenze talvolta nascoste e implicite nei modo di vivere, sentire e usare le risorse.  Le pratiche agricole, i saperi della natura, le tradizioni alimentari, le capacità e competenze artigiane tra mondo minerale, vegetale ed animale sono il capitale naturale e culturale del nostro futuro.

Tra campagne e giardini, pietre ed orti, piazze e strade, muri, muretti e case, esercizi commerciali, centri e periferie, spazi in abbandono e nuovi cantieri… il territorio collega, insegna, trasmette e ricorda, vivendo come eredità viva nei gesti dell’artigiano, nelle ricette di famiglia, nei luoghi del commercio e del lavoro, nel quotidiano della città, nelle pratiche della natura che si declinano lungo il ciclo delle stagioni.

Una mappa di eredità culturali

Nel comune di Fiesole, un complesso di conoscenze e competenze contadine, artigiane, operaie, commerciali, turistiche intellettuali ed artistiche hanno forgiato un paesaggio culturale articolato, variato, forte delle sue vocazioni, tradizioni e passioni. Dal versante delle ville e delle coloniche costruite tra colline, muri, boschi oliveti orti e giardini, si passa alla valle del Mugnone e dell’Arno, dominata dalla memoria dell’acqua e del fiume, di renaioli, barcaioli e lavoratori delle gualchiere. Dal quartiere di Borgunto legato alle cave di pietra serena si passa al paesaggio mezzadrile “curato come un giardino” che diventa presto montano e boschivo, andando verso Montesenario e il Mugello. Il versante della collina affacciato su Firenze è dominato dai conventi, le ville, le Fondazioni e i giardini storici. Tra Borgunto, Fiesole centro, San Domenico, Maiano, Caldine, Compiobbi, i paesaggi urbani sono testimonianza delle diverse vocazioni del territorio e delle sue trasformazioni.

In un mondo globale d’industrie, viaggi, migrazioni e diaspore, la trama di conoscenze, competenze, usi, pratiche e prodotti locali è diventata preziosa agli occhi dei contemporanei. Strategico per l’avvenire mettere in atto processi di conoscenza e di trasmissione di eredità di cui avvertiamo, con una coscienza in crescita, il valore.

Mio babbo lavora ancora l’orto, ora… a quasi 80 anni, guai chi gli leva l’orto… nell’orto non c’è più il grano, ma c’è tutto il resto! Perché… manca anche l’olivo, la vite è riproposta sempre, per la tavola, ma le olive le raccoglie sempre…  ricorda sempre che l’ex-mezzadro toscano non si è mai allontanato dalle proprie culture, vedi quanti anziani ex mezzadri vanno ancora a potare gli olivi? Anche sessantenni, ottantenni…

(Mauro Marrani, intervista 2011)

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