FEDE, RITUALITA’ E IMMAGINARIO

/FEDE, RITUALITA’ E IMMAGINARIO

Il vischio. Tra i rami di una quercia, i suoi riflessi d’oro. Non è il tramonto a far rilucere il ramo, ma il mito portato dal vento. Il vischio accompagna la discesa di Enea al mondo sotterraneo, ma anche l’avventura di James Frazer, il quale, muovendo dal bosco sacro di Nemi, custodito dai re sacerdoti, compie il lungo viaggio nelle terre delle credenze magiche, delle feste, dei sacrifici: dove la relazione dell’uomo con la natura, con i suoi inverni e le sue primavere, con le sue morti e le sue resurrezioni, si fa cerimonia, preghiera, favola.

(Antonio Prete, Prosodia della natura. Frammenti di una fisica poetica, 1993)

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I luoghi della fede e dell’immaginario materializzano la trama stratificata e viva di credenze, miti e riti del territorio. La partecipazione comunitaria ai momenti del culto, l’impegno di testimonianza e memoria sono gesti di trasmissione: feste, riti e consuetudini emergono dai paesaggi visibili nel territorio incontrandosi con i tempi della vita locale e i ricordi di ciascuno. Battesimi comunioni e cresime, matrimoni e funerali sono riti di passaggio in un ciclo della vita sacralizzato. Processioni, feste patronali e stagionali scandiscono il ciclo dell’anno, unendo le generazioni in un’incessante opera di costruzione di paesaggi condivisi.

Paesaggi del rito, geografie dell’immaginario

Un calendario forte dei suoi riti porta dentro l’orizzonte contemporaneo, tra memoria e continuità delle pratiche, il “mondo magico” dell’universo agrario e contadino. L’inverno con le feste Natalizie e l’avvento, i riti primaverili e le benedizioni, la settimana santa, l’autunno e le feste dei defunti… chiese, tabernacoli e cappelle, grotte e torri, segni del sacro e del profano costituiscono la trama simbolica del paesaggio fiesolano. Una geografia dell’immaginario si solleva dai racconti, rendendo viva la rappresentazione del territorio tra fede e storia, mito e leggenda, credenza e rito.

La collina della fede

Dominata dal convento, dalla chiesa di San Francesco e dal “bosco dei frati”, la collina di Fiesole è stata nei tempi lunghi della sua storia un luogo di fede, studio, meditazione. Francescani, Domenicani, Gesuiti e Scolopi hanno stabilito qui i loro conventi, le loro missioni e le loro scuole. Queste tradizioni di studio, educazione e preghiera si saldano con un tessuto sociale di impegno militante incarnato da alcune figure come padre Ernesto Balducci vissuto alla Badia Fiesolana, teologo e filosofo di statura internazionale o Don Ferri, parroco di Borgunto. Grandi pensatori, predicatori e uomini di fede dominano la memoria collettiva della città, sede vescovile di una vasta diocesi. Attraverso l’esempio della loro critica costruttiva dell’istituzione, si esprime nella vita della città un costante impegno di ricerca. Alcune “figure antiche”, di frati dediti alla carità abitano la memoria collettiva, come Frate Clementino, francescano presente nei ricordi dei Fiesolani nati nella prima metà del novecento. Accanto a queste figure più note, tanti fiesolani sono impegnati a vivere e trasmettere l’eredità spirituale della collina.

Noi s’andava a fare i sepolcri, si faceva certi sepolcri! Seminavan le vecce, e si mettevan al buio, e le venivan tutte bianche… poi si pienava davanti all’altare fino a mezza chiesa di queste vecce bianche con tutti i lumini accesi… per la Quaresima, il giovedì santo, si faceva il sepolcro…

(Irma Valoriani Nencioni, Intervista 2011)